Come tanti altri miti anche l'attuale dominante cultura dell'auto e della moto si fonda su uno strutturato insieme di menzogne.
Alla radice di questo albero delle menzogne c'è la madre di tutte le menzogne motoristiche: «Non si può vivere senza automobile ». Una menzogna ormai trasformata da mass-media e poteri forti in un dogma del quale non è consentito dubitare neanche per un secondo.
Anche prescindendo dal fatto ovvio che per millenni l'uomo è vissuto senza motori, ancora oggi nonostante l'incessante e martellante esaltazione e mitizzazione che di auto e moto fanno giornali, radio, televisione, si può benissimo vivere senz'auto.
"E come faccio ad andare al lavoro?" chiede il posseduto dall'auto.
Fatte salve alcune situazioni, p.es. persone che vivono in località isolate, molto lontane dal posto di lavoro e non servite dai mezzi pubblici, situazioni che sono comunque molto meno frequenti di quanto si voglia far credere, ci sono mezzi pubblci, bici e se il luogo di lavoro non è troppo lontano ... i piedi. Distanze sotto il 3 km si fanno senza problemi a piedi. Distanze sotto gli 8-10 si fanno in bici in tempi non poi molto inferiori alla media di quelli motorizzati, e se poi c'è traffico pesante (e c'è ... quasi sempre) la differenza può anche essere a favore della bici. Per le distanze superiori siamo già nel campo del pendolarismo: treni e mezzi pubblici sono quasi sempre in grado di fare il percorso. Va comunque ricordato che secondo le statistiche una buona metà degli spostamenti urbani in auto e moto riguardano distanze inferiori ai 5 km, distanze che si potrebbero tranquillamente fare a piedi se non fosse per quel rammollimento che la motorizzazione selvaggia ha indotto generando una vera e propria dipendenza dai motori.
"E come faccio ad andare al grande centro commerciale per fare acquisti?" chiede il posseduto dall'auto.
La replica può essere identica alla prededente e lo è, ma va aggiunto che quello dei grandi centri commerciali è un flagello strettamente imparentato con quello delle automobili. Ci sono studi che dimostrano che questi centri commerciali sono tra i principali responsabili della crescita metastatica del traffico motoristico. Gli automobilisti ci vanno convinti di fare grandi affari e grandi risparmi, ma la cosa, dati alla mano, è molto molto opinabile. Spesso ho constatato che i prezzi di questi centri non sono molto diversi, a volte anche maggiori di quelli del negozietto vicino a casa. Spesso si comprano cose delle quali non c'era alcuna necessità. Per non parlare dei "grandi affari" che sono tali soprattutto per i venditori. Le economie che, eventualmente, si realizzano non valgono in genere la spesa del viaggio e il tempo perso per il medesimo. Se proprio si cercano le economie forti meglio andare ... su ebay o sui negozi web e farsi consegnare la merce a casa! Si risparmia denaro e tempo (e anche il tempo è denaro)!
"E come faccio ad andare in montagna o al mare o in campagna la domenica?" chiede il posseduto dall'auto.
Innanzitutto non c'è nessuna legge o necessità che imponga di andare in montagna o al mare o in campagna la domenica. Il paradosso di questo delirio psicomotorio è che si fugge dal caos, dall'inquinamento, dalla congestione della città e si finisce con l'esportare questi mali anche in località che ne erano esenti. Poi esistono molte località raggiungibili in treno o in pullman. Per me ideale per la gita domenicale è la formula treno+bici. E le località non toccate dalle ferrovie o dai bus? Se ne può benissimo fare a meno, così come si fa a meno di andare in cima al monte Bianco o a tanti altri posti non toccati da strade e da ferrovie. Personalmente messo di fronte alla scelta: "o vieni in questo posto in auto o non ci vieni per niente" ... preferisco la seconda, tanto più che il più delle volte troverei un posto un tempo bello ridotto a enorme e orribile deposito di auto e moto.
"E come faccio ad andare nella seconda casa in montagna o al mare o in campagna?" chiede il posseduto dall'auto.
La replica può essere identica alla prededente e lo è, ma va aggiunto che quello delle seconde case è un altro disastro strettamente imparentato con quello delle automobili. Località un tempo bellissime sono state letteralmente devastate dalle seconde case. In italiano è nato il termine rapallizzazione, dalla città di Rapallo, un tempo luogo ameno, quasi paradisiaco sulla Riviera di Levante, oggi ridotto a inferno di traffico e di quartieri du seconde case non molto diversi da una periferia urbana. Che senso abbia poi condannarsi a questo pendolarismo del fine settimana è per me cosa assolutamente incomprensibile. Si è quasi costretti a tornare sempre nello stesso posto, impegolarsi in spese, bollette, problemi condominiali e di traffico come se non bastassero quelli della prima casa. Se proprio si vuole lasciare la propria residenza nel fine settimana o in estate, non è molto molto preferibile il treno o la formula treno+bici ogni volta in posti diversi, tutt'al più con un pernotto in albergo? Si spende di meno, si hanno meno problemi e si cambia veramente aria.